Era il 19 ottobre 1997 quando l’Inter vinse per l’ultima volta a Napoli in campionato. Un’intera generazione (chi vi scrive è compreso) non aveva praticamente mai visto la propria squadra del cuore uscire con i tre punti dal San Paolo. Ci voleva questa squadra, questo carattere, questa stagione per sfatare il tabù. Dell’Inter, ma anche del proprio allenatore, Antonio Conte, che nel capoluogo campano non aveva mai vinto. La sua squadra ci riesce con una prova di forza enorme, con un approccio impeccabile sul piano della voglia e della determinazione. E sono proprio queste qualità che portano l’Inter a dominare, a segnare due gol nei primi 33 minuti ma anche a sbilanciarsi eccessivamente nel resto della prima frazione. La squadra di Conte spesso – nel momento in cui perde palla – appare troppo sbilanciata e concede troppo facilmente dei contropiede agli azzurri, trovandosi a correre disperatamente all’indietro in situazione di parità numerica. Rischio calcolato, probabilmente. Ed appare quanto meno bizzarro che qualcuno, nel post-partita, proprio dopo un match del genere, contraddistinto da uno spirito quasi esasperatamente offensivo (almeno nei 45 minuti iniziali), abbia provato a far credere ad un’Inter catenacciara ed attendista, scatenando la reazione stizzita (giustificata) di Conte. I nerazzurri, nel secondo tempo meno spregiudicati, hanno aspettato di più gli avversari, com’è normale che sia, perchè giocare bene non significa necessariamente possesso palla infinito e azioni da playstation. Giocare bene significa adattarsi agli uomini a tua disposizione, fare di necessità virtù, mostrare un’organizzazione, un’identità chiara e limpida, saper interpretare i momenti della partita. Sapere, quindi, quando c’è da sbilanciarsi e quando c’è da difendere con le unghie e con i denti. Saper difendere è un’arte al pari del sapere attaccare. E l’Inter, che nel primo tempo aveva peccato in fase difensiva, nel secondo tempo si è mostrata più matura. Si è mostrata una grande squadra.

SEMPRE LORO – Giocare bene, vincere, portare a casa vittorie su vittorie diventa più facile quando puoi contare su due terminali offensivi di questo livello. Romelu Lukaku Lautaro Martinez riprendono esattamente come avevano lasciato, anzi meglio: la loro intesa appare ulteriormente perfezionata, i due si trovano a memoria. L’uno per l’altro. Sempre e comunque. Nella gioia e nel dolore, come giurato ai matrimoni. La Lu-La, questo giuramento, lo sta rispettando in pieno. 30 gol stagionali in due, e siamo ancora all’Epifania. Lukaku e Lautaro colorano, anzi dipingono (la connotazione artistica è voluta) la calza di nerazzurro. Spezzano il tabù San Paolo e riportano l’Inter in vetta insieme alla Juventus.

RIENTRI – Quella napoletana, però, è stata anche la notte dei rientri dei fari del centrocampo nerazzurro. Per 21 minuti, infatti, si è rivisto il terzetto titolare: Sensi-Brozovic-Barella. Con tutto il rispetto per Vecino e Gagliardin – onesti gregari ed impeccabili professionisti – è tutta un’altra cosa. Qualità sopraffina abbinata a corsa (specie quella del sardo), voglia, grinta. Un centrocampo totale e moderno. Unica nota stonata, l’eccessiva foga che è costata a Barella l’ammonizione che – da diffidato – lo costringerà a saltare il match contro l’Atalanta. Neanche il tempo di gustarcelo. La sua assenza contro i bergamaschi, che arrivano da un doppio 5-0, peserà tanto. La squadra di Gasperini fa dell’intensità il suo principale cardine, ed un giocatore come Barella sarebbe risultato risorsa preziosissima per contrastare il centrocampo orobico. Ulteriore assenza, ancora per squalifica, sarà quella di Skriniar. Anche qui l’Inter perde tanto, ma le assenze si fanno sentire meno quando hai un Godin che scalpita. Sarà Conte contro Gasperini, moduli a specchio, 3-5-2 a confronto. I nerazzurri affronteranno quella che, insieme alla Lazio, è la squadra più in forma del campionato. Sarà un’ulteriore banco di prova. Per dimostrare di essere maturi, per dimostrare di essere pronti.

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22 anni, laureando in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.