Quello conclusosi ieri sera alle 22 (a mezzanotte, per l’Inter…) è stato il primo, vero mercato iniziato e condotto da Giuseppe Marotta. La stagione 2019-20 porta infatti al 100% la sua firma, a partire dalla scelta dell’allenatore, proseguendo per acquisti e cessioni e finendo con la risoluzione degli spinosi casi che attanagliavano lo spogliatoio nerazzurro. Quella che Marotta si trovava davanti era l’estate più intricata e difficilmente gestibile nei tempi recenti per l’Inter. E lo è stata anche a causa (anzi, per merito) del suo coraggio, della sua capacità di prendersi tutte le responsabilità fin dal primo giorno a Milano. Lo ha fatto a modo suo, Marotta, attirandosi anche numerose critiche e scetticismi per le sue scelte spesso nette e prese “di petto”, tracciando il solco per una società decisionista che ci si augura di potersi godere a lungo.

ACQUISTI – In molti affermavano che l’Inter, senza risolvere il caso Icardi e incassare gli introiti derivanti dalla sua cessione, non avrebbe potuto muoversi in maniera importante sul mercato. Marotta e Ausilio, invece, sono riusciti a piazzare sette colpi pur senza sostanziosi ricavi dalle cessioni, riuscendo a superare l’ostacolo Icardi e costruendo ugualmente una rosa in linea con i desideri di Antonio Conte. Sette gli acquisti, con Lukaku in vetrina come vero colpo dell’estate, pagato 65 milioni (con i bonus si arriverebbe a circa 75). Una prova di forza targata, stavolta, soprattutto Suning. Da ricordare, tuttavia, anche la formula di pagamento: 65 milioni dilazionati in 5 anni. E poi i tre colpi di matrice italiana: Sensi (finora il miglior acquisto non solo dell’Inter ma del mercato italiano), Barella e Biraghi. L’Inter, dopo il botto Lukaku, non ha potuto spendere liberamente viste le scarse entrate, per cui si è mossa, come in questi tre casi e in quello di Sanchez, tramite la via del prestito, formula protagonista del mercato nerazzurro (quello di Barella, c’è da ricordare, è un obbligo di riscatto). Lazaro la costosa scommessa (22 milioni), Godin il gran colpo di esperienza a parametro zero.

Vero, l’Inter continua a portarsi dietro una storica lacuna: la mancanza di un centrocampista top, quello in grado di cambiare la squadra e l’inerzia delle singole partite solo con la propria presenza. Milinkovic-Savic è stato per qualche tempo il sogno dell’estate nerazzurra, poi non ci sono state le condizioni. Marotta e Ausilio ci riproveranno l’anno prossimo.

ICARDI – Veniamo velocemente al piatto forte di questa sessione di mercato, il (ahinoi…) tormentone che ha caratterizzato le nostre calde giornate estive. Come sappiamo, il romanzo si è concluso con il passaggio al Paris Saint-Germain in extremis, in prestito con diritto di riscatto per un’operazione totale da 70 milioni. Marotta e Ausilio, alla fine, sono riusciti ad uscire vittoriosi dalla gestione probabilmente più difficile delle loro carriere (per quanto Marotta parli di “gestione ordinaria”, non ci credeva neanche lui, ma era giusto mostrarsi sereni…).

I lettori più critici e attenti ribatteranno: perchè vittoriosi? Icardi aveva una clausola da 110 milioni ed è partito in prestito! Giusto, ma innanzitutto nessuno, anche quando il giocatore era al top della forma e non protagonista di vicende extra-campo, di degradazioni e di falsi infortuni, si è mai presentato con tale cifra. Quindi, che si tratti di deprezzamento è tutto da dimostrare. E inoltre, se Icardi facesse bene a Parigi, parleremmo l’estate prossima di un calciatore rivalutato, con 70 milioni da reinvestire. Ma è giusto riavvolgere il nastro, e ribattere anche a chi afferma che la gestione dell’Inter sia stata autolesionista e che la situazione sarebbe potuta esser risolta a fine stagione. Ebbene, una società seria non si comporta così. In primis per salvaguardare il gruppo (tutti sappiamo perchè Icardi abbia perso la fascia), ma soprattutto per lanciare un segnale all’esterno e al gruppo stesso: l’Inter è adesso una società decisionista, appunto, e nessuno può più permettersi di porsi al di sopra del club. Ora e in futuro, per chi deciderà di sposare il progetto Inter. Perdere qualcosa (se qualcosa si è perso…) nell’immediato per guadagnare in status nei prossimi 5, 10 e 15 anni. L’altra via, inevitabilmente, è quella che conduce ad accontentare il giocatore, sua moglie come fatto in questi anni. Proprio la gestione che ha portato Wanda Nara ad affermare: “Mauro può mandar via gente dall’Inter solo alzando un dito”. Contenti voi…

CESSIONI – Per quanto riguarda le altre uscite, come PerisicNainggolanJoao Mario Dalbert, l’Inter ha optato per i prestiti, liberandosi comunque sia di giocatori “protagonisti” di turbolenze negli spogliatoi che di alcuni che hanno avuto un pessimo rendimento. Liberandosi, soprattutto, di ingaggi pesanti. Ma anche qui via alle critiche: “Solo prestiti!”. Croato a parte (non c’erano offerte migliori, e la volontà del giocatore è stata decisiva), Marotta e Ausilio avevano anche in questo caso due strade di fronte. O cedere i giocatori in via definitiva realizzando delle minusvalenze (difficile, anzi impossibile, cedere Nainggolan, Joao Mario e Dalbert per più di 25 milioni, visti i rendimenti recenti). L’altra strada era invece quella dei prestiti, con la speranza che i suddetti calciatori possano rivalutarsi e, forti di questo, essere ceduti per il valore di mercato congeniale all’Inter. Solo il tempo, in questo caso, dirà chi ha ragione.

RISPOSTE – Marotta ha risposto alle calunnie più false, fantasiose, deliranti. Risponde soprattutto a chi, in preda a veri raptus di follia, lo dipingeva come “infiltrato dalla Juventus” o “sabotatore”. Risponde a chi diceva che “è un piano per portare Icardi alla Juventus a prezzo ribassato”. Fesserie. Anzi, follie. Marotta è stato chiaro sin dal primo giorno con il suo ex club: o 70-80 milioni cash, senza possibilità di prestiti, oppure scambio secco con Dybala. Alla faccia dell’infiltrato. Marotta, vada come vada, ha risposto alle critiche e di sicuro non gli si potrà impuntare mancanza di personalità. Il dirigente varesino, forte di un’esperienza quarantennale nel calcio e fra i più grandi dirigenti italiani di tutti i tempi, ha confermato le sue capacità, incidendo forte il proprio marchio nell’Inter nella sua prima estate nerazzurra.

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22 anni, laureando in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.