Ancora lui, sempre lui. Romelu Lukaku trascina l’Inter verso una vittoria dal peso specifico enorme, perchè maturata in condizioni sfavorevoli. Oltre al solito “fattore stanchezza” che attanaglia l’Inter da un mese a questa parte e al quale si spera di porre rimedio con la sosta di novembre prima e con il mercato poi, i nerazzurri si ritrovano sotto a Bologna dopo un’ottimo primo tempo. Lautaro e lo stesso Lukaku sfiorano il gol, ma l’ottimo Skorupski tiene in vita i suoi e proprio nel secondo tempo i felsinei passano, complice una sfortunata deviazione di De Vrij. Per l’Inter sembra mettersi davvero male: trovarsi sotto quando hai avuto molte possibilità per andare in vantaggio, con la fatica che aumenta fisiologicamente nei secondi tempi, con un gol fortunoso degli avversari. Fattori che probabilmente avrebbero ucciso sportivamente la maggior parte delle squadre. Non questa Inter, non l’Inter di Antonio Conte, che rispolvera un motto storico e lo incarna alla perfezione sul terreno del “Dall’Ara”: non mollare mai. Certo, l’assedio finale è facilitato dal guizzo di Lukaku, che trova il pareggio dopo un’altra grande parata di Skorupski su Skriniar e dà idealmente il via al forcing. Che viene premiato grazie ad un’azione personale di Lautaro Martinez, che si guadagna il calcio di rigore della vittoria.

PAGELLE BOLOGNA INTER

OH ROMELU – Sempre tu, Romelu. Come detto, il numero 9 nerazzurro rimette in carreggiata l’Inter in occasione dell’1-1 e poi, con freddezza glaciale, trasforma un calcio di rigore fondamentale al minuto 91. E siamo a 9 gol in 11 partite di campionato. Bottino da bomber di razza. E chissà se il partito dei nostalgici, quelli che guardano al passato con rimpianto se ne saranno fatti una ragione. Il belga segna, e tanto, anche quando non brilla. Proprio come il numero 9 precedente. Ma ci aggiunge lotta, sacrificio, spirito di squadra. La differenza, forse, sta tutta qui. O meglio, quasi, perchè non dobbiamo dimenticare la piccola ma potentissima spalla di Romelu: si chiama Lautaro Martinez e sta crescendo di partita in partita. Il tandem d’attacco nerazzurro si vede annullare (giustamente) un gol a testa, ma continua a lavorare e a battersi a testa bassa. E Lautaro, che è un Toro, sa farlo benissimo. Lavora alla grande spalle alla porta, girandosi come un fuoriclasse, guadagna calci di punizione preziosi, concede respiro alla squadra quando serve. Ma soprattutto, la sua serpentina porta al calcio di rigore. Il passaggio di consegne in panchina fra Spalletti e Conte non ha soltanto generato una mentalità nuova dalle parti di Appiano, ma ha anche portato in dote un nuovo modulo, che lascia spazio a due attaccanti. E sono proprio loro che stanno trainando la squadra nei momenti di difficoltà: sono loro che in questo momento stanno consentendo all’Inter di condurre una stagione fin qui ottima.

ECCO LAZARO – Dopo l’ingresso horror contro il Sassuolo, la maggioranza dei tifosi interisti – leggendo la formazione – avrà sospirato con aria preoccupata. Legittimo, ma Valentino Lazaro ha fatto ricredere tutti con un’ottima prestazione. Evidentemente importante, per lui, partire da titolare e avvertire la fiducia del suo allenatore. Sempre propositivo in fase offensiva, punta l’uomo con coraggio e sforna ottimi cross, concedendo inoltre con un filtrante una grande occasione a Lautaro. Ma queste sue capacità, più o meno, si conoscevano. Quello che colpisce è la sua ritrovata e insperata abilità in fase difensiva, dove si mette in mostra con buone marcature e con diagonali eseguite perfettamente. Risulta il migliore dei cinque di centrocampo: Gagliardini mette in mostra tutti i suoi evidenti limiti tecnici, brutta prestazione; Brozovic nel secondo tempo cala vistosamente commette molti errori rispetto ai suoi standard; Barella lotta come al solito, ma è meno lucido del solito, perde spesso palla ma corre anche tanto per rimediare ai suoi errori; Biraghi è spesso troppo timido, specialmente dopo il vantaggio del Bologna. Candreva gli subentra sulla sinistra – con un’intuizione di Conte – e lo fa benissimo, dando nuova linfa alla manovra nerazzurra. Dietro, il terzetto Skriniar-De Vrij-Bastoni è sicuro, specialmente con lo slovacco (ieri il migliore dei tre), tornato definitivamente sui suoi livelli.

DORTMUND – Dopo due, fondamentali vittorie in trasferta contro Brescia e Bologna, l’Inter ora è chiamata alla sfida cruciale di Champions League. In Germania si decide il destino europeo di questa squadra: una sconfitta taglierebbe praticamente fuori i nerazzurri dalla competizione, un pareggio allo stato attuale sarebbe un risultato ottimo (anche per la classifica), una vittoria metterebbe la strada notevolmente in discesa. Sarà una notte da leoni, una notte che deve essere da Inter. Magari l’ultima vista in formato europeo.

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22 anni, laureando in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.