Pogba Inter

La bomba è stata sganciata ieri in prima pagina su La Gazzetta dello Sport, ma il fatto che l’Inter guardi con attenzione alle vicende di Paul Pogba è noto da tempo. Solo qualche giorno fa, Fabrizio Biasin ce lo ha svelato con certezza: l’Inter è su Pogba. A maggior ragione dall’arrivo di Marotta, che ha portato il francese a Torino nell’estate del 2012 a parametro zero dal Manchester United, rivendendolo proprio ai Red Devils quattro anni dopo. Per 100 milioni.

Un capolavoro di mercato, “il più grande affare della mia carriera”, per ammissione dello stesso Marotta. Certo, l’affare non sarebbe dei più economici, sia dal punto di vista del cartellino che – soprattutto – sul versante ingaggio. Se per quanto riguarda il primo aspetto c’è un contratto in scadenza nel 2021 ad abbassare – piaccia o non piaccia allo United – il cash necessario per acquistare il giocatore, lo stipendio attuale che Pogba percepisce attualmente in Inghilterra parla chiaro: 17 milioni all’anno. L’Inter, però, potrebbe contare sulle cessioni a titolo definitivo dei vari giocatori approdati in prestito l’estate scorsa, in particolare Icardi, Perisic e Joao Mario, rispettivamente legati fino al termine della stagione a Psg, Bayern Monaco e Lokomotiv Mosca. Un potenziale tesoretto da circa 100 milioni che servirebbe a finanziare un affare così imponente. È lampante, però, la necessità che diversi tasselli del puzzle si incastrino alla perfezione. L’affare è tutto fuorché semplice, ma non impossibile.

Ma quali sono i motivi che potrebbero spingere Marotta e Ausilio a mandare in porto una trattativa così onerosa? Oggi ne proponiamo cinque:

1) Voglia di riscatto – Partiamo da un presupposto, e diciamocelo chiaramente: Pogba al Manchester United ha fallito. Acquistato e messo da subito al centro del progetto, ci si aspettava che diventasse leader in campo e fuori, diventando il volto simbolo della rinascita United, che dopo l’addio di Ferguson non è mai riuscito a ritornare ai fasti del passato. Pogba non ci è riuscito, o meglio solo a brevi (troppo brevi) tratti, specialmente nella prima stagione. Quella, per intenderci, dell’arrivo di Mourinho. Dalla stagione successiva, Pogba si è reso noto più per problemi comportamentali che per prodezze sul campo. A questo proposito, ricordiamo il deteriorarsi dei rapporti con il portoghese, costretto addirittura a destituirlo dal ruolo di vice-capitano. Il francese è stato discontinuo, vittima di numerosi infortuni: basti pensare che nell’ultima stagione ha collezionato solo 7 presenze in Premier League. Ovviamente, il concetto di “stagioni negative” è relativo, e va necessariamente proporzionato allo spessore del giocatore e alle aspettative, entrambe di livello altissimo. Parliamo pur sempre di un giocatore che nella prima stagione è stato protagonista della vittoria dell’Europa League (con gol in finale) e che, per esempio, nella 2018-19 ha collezionato ben 13 gol in Premier. Tanti, per un centrocampista. Tuttavia, le feroci critiche che hanno caratterizzato gli anni inglesi di Pogba hanno portato (probabilmente) alla decisione di cambiare aria. Dovunque vada, il francese dovrà riacquisire lo status perduto, riaffermandosi come uno dei migliori centrocampisti d’Europa. Non si può negare che chiunque, negli ultimi anni, sia passato dalle parti di Manchester, sponda rossa, sia andato incontro a critiche ed abbia, a giudizio della stampa, “fallito”. A partire da Mourinho, passando per Lukaku e finendo con lo stesso Pogba. Non a caso, ai Mondiali del 2018, il francese ha disputato una manifestazione a livelli altissimi, diventando campione del mondo da protagonista. Questa sarà la sua grande sfida: dimostrare di essere ancora se stesso se collocato in un contesto adeguato all’espressione delle sue – immense – potenzialità. In questo senso, l’Inter – e la Serie A – potrebbero rappresentare il giusto ambiente.

2) Feeling con Conte – In nerazzurro, Pogba ritroverebbe l’allenatore che lo ha lanciato, rendendolo noto in tutto il mondo. Con Antonio Conte, dal 2012 al 2014, il francese è letteralmente esploso, vivendo le stagioni migliori della sua carriera. Mai più Pogba ha espresso quel senso di onnipotenza calcistica come in quelle due stagioni coronate da altrettanti scudetti. Ritrovare Conte significherebbe – siamo sicuri – allontanare quei negativi aspetti comportamentali che a Manchester gli sono costati cari. La capacità, da parte del tecnico salentino, di tenere i suoi giocatori continuamente sul pezzo è arcinota. Nessuno spazio per le distrazioni, focus massimo sul campo: è questo che in primis serve a Paul Pogba.

3) Know-how in Serie A – Pogba ha dominato la scena del calcio italiano per ben 4 stagioni. Una capacità di imporsi sugli avversari e di dominarli innanzitutto fisicamente – grazie a poderose doti atletiche – e poi tecnicamente che in Serie A non si vedeva dai tempi di Ibrahimovic. 124 presenze, 28 gol per il francese negli anni in bianconero, terminati in pompa magna con l’acquisto più costoso della storia del calcio messo a segno del Manchester United. Un riconoscimento eloquente per quello che era considerato senza dubbio il miglior giocatore del campionato.

4) Il tassello che manca – Proviamo ad immaginarci Pogba calato a tutti gli effetti nel contesto Inter e, in particolare, nel centrocampo nerazzurro. Sappiamo che Borja Valero lascerà il club, andando in scadenza nel prossimo giugno, e che per Vecino e Gagliardini la dirigenza ascolterà attentamente ogni offerta, mettendoli virtualmente sulla lista dei possibili partenti. In questo contesto, i confermatissimi saranno quattro: Brozovic, Sensi, Eriksen e Barella. Un ottimo mix fra qualità, capacità di inserimento, recupero palla e intensità. Compensano pregi e difetti di ognuno. I primi tre sono straordinari per tecnica di base, ma Sensi ed Eriksen sono meno propensi alla corse all’indietro e di recupero palla, anche per caratteristiche fisiche. A compensare in primis Barella, straordinario per intensità in entrambe le fasi, ma anche Brozo, che da quando con Spalletti è stato piazzato davanti alla difesa svolge un enorme lavoro di raccordo fra i reparti. Se però analizziamo globalmente il reparto, c’è una lacuna evidente: la fisicità. Non è un caso che i sogni di centrocampo di Marotta e Ausilio rispondano ai nomi di Pogba e di Milinkovic-Savic, che per caratteristiche si assomigliano. Enorme prestanza fisica che presuppone capacità sistematica di vincere i contrasti, così come i duelli di testa. Il francese in particolare è un centrocampista totale, perché ad un fisico imponente aggiunge straordinarie doti tecniche, che favoriscono dribbling e capacità di concludere in porta efficacemente anche da distanze siderali. Ecco, per completare il reparto all’Inter serve un uomo di stazza in mezzo al campo in grado di dominare in mezzo al campo e che nello stesso tempo coniughi un’eccelsa qualità palla al piede. Pogba risponde perfettamente all’identikit.

5) Esperienza internazionale – Pogba, lo si è detto, ha vinto un Mondiale da protagonista, segnando anche un gol in finale. Già di per sé, basterebbe questo dato a fare da garanzia sulla sua esperienza in campo internazionale e sulla sua caratura da top assoluto. Nelle competizioni per club, invece, Pogba vanta – oltre ad innumerevoli apparizioni – una finale di Champions League con la Juventus (persa) ed un’altra di Europa League (vinta) sotto la guida di Mourinho nella sua prima annata allo United. Insomma, acquistare Pogba porterebbe benefici sul campo a lui e all’Inter, ma sarebbe anche un’ulteriore messaggio nerazzurro all’Europa che conta. Dopo Lukaku ed Eriksen, nel giro di un anno arriverebbe un altro top assoluto.

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23 anni, laureato in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.