Not crazy Inter, no more!“, urlavano Steven Zhang ed Antonio Conte il giorno dell’insediamento del tecnico pugliese sulla panchina nerazzurra. Era una speranza, un desiderio. Ed in parte si è avverato, perchè le apparizioni da pazza Inter si sono nettamente ridotte rispetto alle ultime stagioni. Ma il DNA non mente, e la genetica riappare quando meno te lo aspetti. In un derby, per esempio. Quando la grande occasione è davanti a te: i tuoi rivali di sempre, quelli che peraltro dominano da otto anni, hanno perso 24 ore prima ed hai la chance di agganciarli in classifica. E nello stesso tempo, la terza incomoda della lotta scudetto ha vinto ed è momentaneamente al secondo posto in classifica, quello che hai occupato stabilmente per la maggior parte della stagione. Quando insomma il passo fra il primo posto (seppur in coabitazione) ed il terzo è davvero molto, molto breve.

PAGELLE INTER-MILAN

IRRICONOSCIBILI – Una partita del genere non può che essere divisa in due parti ben distinte. La prima frazione di gioco è pessima: sono senza alcun dubbio i 45 minuti peggiori della stagione dell’Inter. Quella grinta, quella tenacia e quell’intensità che erano stati il perno della squadra di Antonio Conte sembravano clamorosamente scomparse. Il Milan surclassa i nerazzurri sotto tutti gli aspetti: qualità, quantità, intensità, voglia. Niente da fare. Pioli prepara la partita in maniera perfetta, limitando ogni fonte di gioco avversaria. E sì, le assenze di Handanovic (vedi i due gol subiti da Padelli, così come la capacità di giocare con i piedi avviando l’azione), Bastoni (la sua lucidità in fase di impostazione manca) e Lautaro (la prestazione di Sanchez è fatta di lampi, molto discontinua) si fa sentire, ma non è giustificabile farsi schiacciare così da un avversario che dista 19 punti alla vigilia. Va bene, è un derby, intervengono motivazioni extra, ma i rapporti di forza non possono essere sottovalutati o messi totalmente da parte. Lukaku e Sanchez sono inesistenti, il centrocampo del Milan domina guidato da Kessié e Calhanoglu, mentre Ibrahimovic si conferma una volta di più un giocatore leggendario. A 38 anni suonati riesce ad essere l’uomo più importante della partita dei suoi, quello da cui passano le speranze di un’intera squadra. Assist per Rebic volando altissimo, gol del 2-0, quello che sembra uccidere la squadra di Conte. Che però non molla mai, proprio come il suo allenatore. Neanche dopo il peggior primo tempo stagionale, neanche quando in molti sarebbero andati incontro al tracollo e all’imbarcata.

RESURREZIONE – L’Inter non comincia propriamente alla grande neppure la ripresa, ma poi le basta un’episodio per farla tornare grintosa, per farla tornare quella di sempre, quella che abbiamo imparato a conoscere dallo scorso agosto. Nello specifico, è una magia di Marcelo Brozovic a riaprire il match: tiro al volo straordinario imprendibile per Donnarumma. Da lì in poi la contesa è a senso unico fino al 3-2, con i gol di Vecino (gran palla di Godin per Sanchez sul filo del fuorigioco, con il cileno molto intelligente nel girare la palla all’uruguaiano) e la splendida girata di testa di Stefan De Vrij. Menzione speciale per l’olandese, che si candida ad essere l’uomo migliore della stagione nerazzurra. De Vrij continua a sfornare una serie impressionante di prestazioni eccezionali, ed è soprattutto merito suo se nel primo tempo l’Inter subisce soltanto 2 gol. E se Godin e Skriniar continuano a fare fatica nella difesa a tre (lo slovacco è colpevole nel lasciare solo Ibrahimovic in occasione del raddoppio), De Vrij non sbaglia un colpo e addirittura va a firmare personalmente la rete dell’iconico 3-2. Nel secondo tempo è tutta l’Inter a svegliarsi: Barella torna straordinario e si rende protagonista di progressioni fino al minuto 94, di quelle che ti chiedi: “Ma dove prende queste energie?”. Lo stesso fa Vecino, che risulta fondamentale negli inserimenti e nel lavoro difensivo. Lukaku torna devastante lì davanti, tenendo parecchi palloni, guadagnandosi diversi falli e andando a segnare il gol del 4-2 di pura forza con uno stacco imperioso. E c’è tempo pure per i positivi ingressi in campo di Eriksen Moses: il primo si rende protagonista di un calcio di punizione pazzesco con il quale colpisce il palo dai 35 metri, mentre il secondo fornisce un gran cross a Lukaku in occasione del quarto gol. A proposito di nuovi, anche Young è ottimo, specialmente in fase difensiva.

Paura e delirio a San Siro, verrebbe da dire. Ma sono partite come queste che danno la forza di proseguire, di andare avanti, di credere in un “sogno”, proprio come l’ha definito Conte dopo la partita. Perché se nel calcio esistono i segnali, il destino, quelli arrivati ieri sera non possono lasciare indifferenti. Con una grande accortezza: guai a considerare soltanto gli aspetti positivi, quelli visti nel secondo tempo. I primi 45 minuti non devono essere dimenticati, devono servire da lezione per non ripetere più prove del genere. Non sempre, infatti, si potrà riuscire a rimettere in piedi una partita che sembrava persa. Anche perché è sempre l’episodio, proprio come successo ieri sera, a rimetterti in corsa. L’Inter deve tornare ad essere continua per tutta la partita, a cominciare dalla sfida di mercoledì contro il Napoli, in Coppa Italia. La finale è un obiettivo da non fallire.

22 anni, laureando in "Scienze della Comunicazione" presso l'Università della Calabria. L'Interismo è qualcosa che scorre dentro senza freni, in maniera totalmente irrazionale. Condividere questo sentimento è magnifico, scrivere di Inter ancora di più.